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    November 29

    La Confraternita del D@d@ a vedere Lazio-Milan (3 di 3)

    Conclusione

     

    1. Adesso paperia

    Torniamo a una delle fasi della partita più bella, secondo me.

    Ad un certo punto, nel primo tempo disastroso per la Lazio, il Milan attacca e arriva quasi in area. Un difensore della Lazio riesce ad intervenire e manda la palla verso Muslera, il portiere biancoceleste. Solo che, dato che il retropassaggio è corto, i milanisti accorrono sulla palla e il buon Musly deve prendere la sfera con le mani. Dato che gliel’ha passata un suo difensore, l’arbitro comanda il calcio a due in area.

    A questo punto un po’ mi dispero… eh, si, perché il Milan sta già vincendo 2 a 0, quindi Musly ha già preso 2 gol… poi con ‘sta cazzata rischia di prendere un brutto voto, e il Dada mi dice anche che è stato ammonito (cosa che si rivelerà falsa, per fortuna).

    Certo, se segnasse uno dei miei al Fantacalcio andrebbe pure bene… ma meglio accontentarsi, no?

    Mentre si prepara la punizione nell’area piccola, D’Adamo mi fa: “Mò pap’rjej!”, che significa tipo “Adesso paperia”, dove paperia è voce del verbo paperiare, fare una papera. Quel nuovo verbo, per di più fondano, mi ha fatto crepare dalle risate.

    Poi Muslera non ha preso il terzo gol, per fortuna

     

    2. La partita nella partita

    Ecco, io in realtà, a differenza di tutto uno stadio, stavo guardando due partite. La prima era quella che avevo sotto gli occhi… la seconda era quella del Fantacalcio, dove, come già detto, avevo ben 3 giocatori del Milan e due della Lazio.

    E così, ogni azione, ogni tiro, ogni ammonizione, non me ne fregava un cazzo se era per la Lazio o per il Milan. Mi interessava solo in che modo impattava sui “miei” giocatori.

    Certo, non è una cosa molta saggia da fare quando sei in una curva piena di milanisti… cioè, se Mauri avesse segnato, avrei esultato, ma dato che è della Lazio, non credo che poi avrei potuto lasciare lo stadio incolume.

    Gli unici momenti in cui sprigionavo tutto il mio interesse per il fantacalcio era quando sullo schermo gigante apparivano i risultati degli altri campi… e così bestemmiavo perché al Bologna segnava Zalayeta e non Di Vaio… bestemmiavo perché segnava Matri che avevo in panchina e non Di Vaio… (sempre Di Vaio, oh, mi fa disperare!)

    Nell’intervallo ho chiamato Paolo, contro cui stavo giocando, per sapere se io e/o lui stavamo giocando in 10. Lui mi ha confermato che il giocatore in dubbio mio, Natali, stava giocando, mentre lui avrebbe giocato in 10. Io gli ho detto che ero molto dispiaciuto, mentre esultavo alla grande.

    Comunque, alla fine sono riuscito a controllarmi abbastanza… in particolare su Muslera, il mio portiere del Fantacalcio.

    Ogni volta che il Milan falliva un’azione, io smuovevo il braccio trionfante, cercando di non dare troppo nell’occhio.

    E quando il buon Musly parava, “capezziavo” (facevo capolino) verso il Dada e Cristian, sorridendo, senza dire nulla, e loro capivano. Oh, se capivano!

     

    3.Fine match. Esultanza differita

    Il topo comunque è stato alla fine della partita.

    Fischio finale. Il Milan ha vinto 2 a 1. Tutti a fare casino. Anche io, ovvio, sono in incognito, ma certo sono ancora amareggiato per quel cazzo di Di Vaio che non ha segnato e…

    Sullo schermo appare che Di Vaio ha segnato. Comincio a esultare come un dannato, proprio quando i milanisti avevano finito.

    E ho esultato molto più di loro. Là si che ero sincero, non come prima. I miei amici naturalmente hanno riso, così come gli altri che mi hanno visto. Devono essersi divertiti anche loro, visto che non mi hanno fatto la pelle.

     

    4. La pula e quelli che non mi fanno suonare manco il piattino

    Subito dopo il triplice fischio, ci siamo precipitati verso l’uscita. Il piano originale era di uscire 10 minuti prima della fine, perché sapevamo che dopo i poliziotti si sarebbero messi davanti ai cancelli. Bisognava infatti prima far uscire i laziali, per evitare scontri tra tifoserie.

    Solo che la partita ci ha preso troppo e così siamo rimasti fino a oltre il novantesimo.

    E dopo abbiamo dovuto aspettare.

    C’era una fila di poliziotti e celerini, quelli che menano da pazzi, a bloccare tutti. Man mano la gente si accatastava sulle scale, dove eravamo anche noi, che continuavamo a scherzare e far battute, ma certo non si stava benissimo in mezzo a quel caldo, nella massa.

    La situazione si è fatta ancora più bollente quando gli ultras si sono avvicinati ai poliziotti. Con la scusa che litigavano tra loro e si spintonavano, questi presunti tifosi si avvicinavano sempre più ai poliziotti, e intonavano anche cori contro le forze dell’ordine. E così ben presto arrivarono altri celerini e i poliziotti si misero i caschi blu in testa. Io disse agli altri che al primo accenno di rissa ce la battevamo dall’altra parte dello stadio, passando per il campo. Non stavo scherzando.

    A un certo punto un ultras si fa calare dall’alto dalle persone, con le braccia spalancate e gli amici che cantano che Cristo è risorto. Lo portano in alto fin quasi i poliziotti, poi lo calano, dato che stava con i piedi troppo vicino ai caschi della pula.

    E quegli ultras continuavano a fare cori, a bestemmiare… ecco, soprattutto a bestemmiare. Cioè, io credevo di essere un bestemmiatore coi controcazzi, ma quelli non mi facevano nemmeno suonare il piattino, come si suol dire…

    L’apice della noia e della rottura di palle di quella situazione è stata quando una signora ha sbroccato per le scale… e la gente che passava e non ci faceva caso e portava tutto appresso… bleah! Per fortuna è stato subito dopo che ci hanno fatto uscire…

     

    5. Cercello bagnato, Cercello fortunato

    Naturalmente, appena siamo usciti ha ripreso la pioggia torrenziale del pomeriggio. Solo che io, Gab, Dada e Cristian avevamo la macchina. Vincenzo, a differenza dell’andata, no…

    Cioè, non volevamo essere cattivi, ma, cazzo, voleva essere accompagnato a Termini! Avremmo dovuto passare dentro Roma, e si sa che a Roma con il Sole c’è il traffico, e con la pioggia c’è una processione, quindi saremmo tornati a casa alle 10…

    E allora abbiamo dovuto salutare il Cerc, che comunque se n’è andato insieme al suo prof delle superiori (che culo! Ah ah ah!), e io mi sono tenuto il suo biglietto, così che per averlo sarà obbligato a farsi vedere di nuovo… una specie di cauzione… bwa-ah-ah! (risata malefica)

     

    6. Riders on the storm

    E così è iniziato il nostro viaggio di ritorno. Il tempo faceva pena… pioveva talmente forte che sembrava che ci fosse qualcuno sul parabrezza della macchina a lanciare continuamente secchiate d’acqua… all’inizio stavamo anche pensando di stare fermi e aspettare che migliorasse, ma Gabriele aveva fretta che doveva vedersi con la ragazza a Fondi… certo, io più volte durante la strada gli ho ricordato che era meglio NON avere troppa fretta, sennò rischiava di non rivedere la ragazza per un beeeeel po’ di tempo…

    Durante il ritorno eravamo parecchi stanchi, e il Dada, davanti con Gab, si assicurava che l’autista non si addormentasse con la minaccia di tirare qualche bello schiaffone se l’autista avesse anche solo accenato a calare le palpebre…

    E allora abbiamo parlato. Di stronzare, certo, ma non solo. Abbiamo parlato di ragazze, di Dio, del Porco (stessa cosa, in fondo), degli studi, del sogno di andare a vedere la finale di Champions con la macchina, e di molto altro…

    Certo, ricordarsi di ogni singolo dialogo è impossibile, e comunque inutile: nulla ha senso, se lo si toglie dal contesto, da quella macchina che procedeva nella notte piovosa, da quei 4 ragazzi che si erano divertiti, e da un mondo intorno a loro che in fondo non è stato mai rotondo…

     

    Fine


    Next: preparati a un cambiamento a 180 gradi dopo quest tre post "solari". Preparati a uno degli interventi più cupi che abbia mai scritto. Parla di una campagna, a 50 anni da oggi...

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