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    July 29

    La vita secondo Nocciolina (con foto!)

    C’era una volta una gallina di nome Nocciolina,che viveva in un piccolo allevamento con altre galline,galli e papere in una campagna nella periferia di Roma.

    Nocciolina era stata chiamata così per la prima volta dalla figlia dell’allevatore, perché era una bella gallina di color nocciola, ma anche piccola, di qui il diminutivo.

     

    Nocciolina amava la campagna dove viveva: aveva cibo a volontà e acqua fresca (anche se le papere la sporcavano subito); c’erano degli alberi alti sui quali si arrampicava quando voleva stare sola e covare un uovo; era la gallina più bella, e tutti i galli avevano fatto almeno un pensierino su di lei.

     

    Tuttavia, un giorno l’allevatore prese la madre di Nocciolina, che aveva da poco smesso di fare le uova. Nocciolina era spaventata perché sapeva bene che quando l’allevatore prendeva una papera o una gallina era solo per brutte intenzioni. E infatti Nocciolina assistette a uno spettacolo d’orrore consueto: l’allevatore che tagli il collo alla sua vittima. Solo che stavolta si trattava della madre di Nocciolina, che sentiva un groppo alla gola e avrebbe voluto lamentarsi, ma non ci riusciva.

     

    Giorni dopo, la Nostra gallina ancora non si era ripresa. Le galline erano tornate alla normalità, così come le papere erano tornate a starnazzare come matte.

    Ma Nocciolina non ci stava. Non poteva essere quello il senso della vita. L’esistenza non poteva essere alcuni anni di sporcizia e schiavitù e poi un coltello alla gola. No.

     

    Nocciolina decise allora di fuggire, anche se a malincuore. Uscì dal recinto, che aveva scavalcato per semplice curiosità tante volte, e si trovò sul ciglio di una strada.

    Passò un autobus, e Nocciolina lo prese.

    C’erano molte persone, ma nessuna che facesse veramente caso a quell’inusuale passeggero, anzi le persone si ignoravano ed erano diffidenti peggio degli animali con cui aveva vissuto la gallina.

    Nocciolina trovò anche un posto, e si mise a guardare dal finestrino. Vide scorrere pian piano grandi estese verdi e piccoli fiumiciattoli, sostituiti gradualmente da palazzi e strade. Si stava dirigendo verso la città. Nocciolina decise già che la città non le piaceva.

     

    Era ormai sera quando Nocciolina scese dall’autobus e si trovò in una grande piazza piena di persone -che adesso però erano allegre e festose- e di luci e rumori e suoni e con 4 grandi fontane bellissime. Nocciolina approfittò subito di tutta quell’acqua fresca, anche se ora aveva anche un po’ di fame. Si avvicinò quindi alla porta di un fast food per raccogliere qualche briciola a terra, ma non le piacque. Decise che avrebbe mangiato dopo.

     

    Alla gallina piaceva quel posto. Sentiva la gente che lo chiamava il “centro”.

    Nocciolina vide edifici grandi grandi, strade lunghissime, tanti negozi e locali. Insomma, c’era una vita intensa che Nocciolina non aveva mai vissuto.

     

    Dopo un po’, però, un uomo si accorse di Nocciolina e la prese. La gallina aveva paura. Sapeva che quando l’uomo –qualunque uomo- ti prende, il collo te lo sei giocato.

    Ma sapete che c’è? A Nocciolina non importava nulla. Adesso si sentiva sollevata. Aveva viaggiato poco, certo, ma era contenta. Molti non escono mai dal loro recinto, intrappolati lì per decenni di noia e torpore in attesa di un coltello. A Nocciolina questo non era mai bastato, e finalmente si era decisa a scavalcare non un cancello, ma la sua paura.

    Aveva viaggiato e visto cose belle e che non immaginava. Sapeva che non poteva tornare alla vita di prima, e quindi, bè, poteva anche essere al capolinea, ora. Nocciolina sperava solo di non finire in quell’orribile fast food di prima.

     

    “Ma guarda che bella gallina. Piccola e di color nocciola… ti chiamerò Nocciolina. Una gallina davanti a Trinità dei Monti… certo che se ne vedono di cose strane in questa città”

    L’uomo portò Nocciolina con sé. Presentò a Nocciolina la sua moglie e le sue due figlie e le diede subito da mangiare del mangime comprato appositamente, per poi passare a cibi più salutari come il pane duro ammorbidito nell’acqua o frutta di scarto, che era pur sempre gustosa.

    Nocciolina cercò di rimanere diffidente, ma ben presto fu vinta dalla bontà dei suoi nuovi padroni e capì che in quella casa si sarebbe trovata bene.

    Il suo padrone era tante cose, tra cui uno scrittore, e lei era una gallina curiosa che scavalcava il frigo per vedere cosa c’era dietro.

     

    Passarono gli anni. In una mattina d’Estate, Nocciolina si svegliò e guardò dal balcone del Campidoglio, da dove vedeva delle grandi colline, antichi Fori e tutta la città con quella scia infinita di tetti che arrivava ai piedi del Sole che si stava svegliando.

    Nocciolina ripensò a quel lungo viaggio iniziato tanti anni prima. Un viaggio fatto di consapevolezza e scoperta. Un viaggio di esperienza. Di amore e paura.

    Un viaggio che le aveva donato una famiglia che le voleva bene e una città magica ed eterna.

    Ma… ma guardando il cielo sereno non potè fare a meno di ripensare anche alle sue amiche galline e a quelle cavolo di papere starnazzanti che le mancavano molto, e alla campagna, e alle cose che non aveva avuto nella vita -non aveva avuto dei pulcini, purtroppo.

    In fondo, per quanto sia bello il punto d’arrivo, non ci si dimentica mai da dove si è partiti.

     

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    Comments (1)

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    Sto cominciando ad amare questa gallina riflessiva, a quando il prossimo capitolo ? 
    July 30

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