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    July 06

    I miei racconti: La ricerca del ladro

    Ecco un racconto che ho scritto per un concorso. Metterò anche il link al sito appena possibile.

    La ricerca del ladro

    Mi chiamo Francesco e da un po’ di tempo a questa parte vivo triste e amareggiato la mia vita.

    Io e il mio amico Paolo arriviamo a San Giovanni intorno a mezzanotte.

    “E’ questo il posto,Francè?”

    “Si. Laura vive in questo palazzo con due amiche. Adesso però sono tutte da Pompi a prendere il tiramisù. E’ così ogni giovedì sera”

    “Le hai spiate?”,mi chiede Paolo.

    “Beh, si. Devo intrufolami là dentro,no?Quindi è chiaro che…”

    “Aspetta. Allora non scherzavi?”

    Paolo è ancora scettico all’idea. Quando gli ho detto che mi serviva una spalla per un furto,si è messo a ridere. Mi ha seguito perché crede che alla fine si rivelerà tutto uno scherzo. Quanto si sbaglia!

    “Uhm, non mi hai risposto. Come facciamo a entrare,comunque?”

    “Facile,Paolo. Ho pianificato tutto. Tu devi solo seguirmi”

    Mi piazzo davanti la porta di vetro e appena vedo che sta per uscire un tipo, faccio finta di citofonare. Quando il suddetto tipo esce, io:”No, non chiuda, stavo entrando. Grazie”. Il trucco sta nell’essere veloce e convincente.

    In breve, io e Paolo siamo dentro.

     “Adesso dove…?”

    “Piano terra,prima porta a sinistra. Io la forzo,mentre tu mi copri le spalle,va bene?”

    “Si, ma ‘sta faccenda non mi piace. Dobbiamo parlare”

    “Una volta dentro potrai farmi tutte le domande che vuoi”

    Accidenti,mi avevano detto che era facile. “Basta un semplice cacciavite,se riesci a usarlo bene”, dicevano. Al diavolo! Nei film sembra tutto facile. Ah, ecco,ha ceduto.

    Nell’appartamento.

    “Adesso cominciano le ricerche. Dunque…”

    “Aspetta,Francè. Spero che questa sia solo una bravata. Non vorrai rubarle dei soldi o danneggiarle la camera?”

    “Cosa? No! Per chi mi hai preso?”

    “Bè,uno che entra negli appartamenti altrui non è che mi ispiri fiducia. Insomma,so che qualche volta me ne hai accennato, ma chi era Laura?”

    “Laura è stata una ragazza molto importante per me. Ma la storia è troppo lunga per raccontartela tutta,e comunque chi non l’ha conosciuta non può capire. Laura per me è storia. La conosco da anni. Abbiamo passato tanto insieme”

    “Ma stavate insieme?”

    “Non so. Non credo. La nostra è stata un relazione che ha conosciuto molti cambiamenti. Ma adesso è finita. Non andremo più da Pompi -ci siamo andati una sola volta,sai. Abbiamo preso due cappuccini,ma,cavolo,da Pompi ci si va per il tiramisù. Non ci sarà un’altra occasione. Oppure non parleremo più del tempo tornando a casa sua…”

    “Cioè? Facevate le previsioni?”, mi dice Paolo ridendo.

    “No”, gli rispondo,gelido. “Il tempo che passa. Laura mi disse che è come mangiare ad un banchetto. Il pranzo finisce presto,ma quando sei alla frutta non ti va di tornare al primo. Io le dissi che a volte pensavo di non aver mangiato abbastanza. Comunque, è questo il problema degli addii: ti rimane il rammarico per tutto quello che non potrai più fare”

    “Non ti sembra di esagerare? Chi ti dice che non vi rivedrete davvero mai più?”

    “Lo sappiamo io e lei, e questo basta”

    “E allora perché tutto questo? Se è finita, perché venire in casa sua a cercare chissà cosa?”

    “Perché quando una relazione finisce -ogni relazione- c’è sempre la pulizia. Il momento in cui devi raccogliere i pezzi e andare avanti, altrimenti rimarrà sempre una parentesi aperta, un pensiero non compiuto, un discorso senza un termine. E’ per questo che sono qui”

    “Francè,sono passati già 10 minuti. A che punto sei?”

    “Ho trovato queste lettere. Gliele ho scritte io”

    “Capisco. Erano queste che cercavi?”

    “No. Le lettere le prendo giusto perchè sono un nostalgico. Il mio obiettivo è un altro. Mi sa che però Laura ha fatto un po’ di cambiamenti dall’ultima volta che sono stato qui”

    Poco dopo Paolo mi chiama di nuovo.

    “Francè, hai visto cosa c’è qui? Un cofanetto di Toy Story. Anche a te piace Toy Story, no?”

    Per un minuto intero non riesco a parlare. Finalmente l’ho trovato. No,devo aprirlo,per vedere se c’è ancora...

    “Ehi, Francè, dì qualcosa!”

    “E’ questo,Paolo”

    “Davvero?”

    “Un giorno ero qui con lei. Si allontanò un attimo,e io notai questo cofanetto sul suo armadio. Io adoro Toy Story,dopotutto. Lo aprii. C’erano delle foto di Laura. Ma non quella che usciva con me,che era bellissima e l’avresti scambiata per Nicole Kidman,no: era Laura senza trucco, semplice. Aveva un mucchio di difetti. E in quel momento mi piacque ancora di più. Poi lei tornò e io misi tutto a posto. Le chiesi cosa ci fosse nel cofanetto, e lei mi disse che non dovevo azzardarmi ad aprirlo. Troppo tardi”

    “Quindi quello che vuoi rubare è…”

    “Una sua foto. Voglio una sua foto. Tutto qui. Non ce ne siamo mai fatta una insieme. Non voglio dimenticare il suo volto. Dimenticare un carattere è difficile, ma per il volto non ci vuole nulla. Basta qualche anno di distacco e il gioco è fatto”

    “Quindi adesso possiamo andare?”

    “Si”

    “Non posso crederci. Tutto questa casino per una foto! Bah!”

    La foto. Non ho preso una foto a caso. E’ quella dietro la quale scrissi col pennarello “Ti amo” e  poi la rimisi nel cofanetto, lasciandolo in disordine,sperando così che Laura lo notasse. Niente. E ora questa foto mi appartiene. Addio,Laura,mi mancherai. Ma che dico, mi manchi già…

    “Francè, vieni si o no?”

    Mi chiamo Francesco e dopo un po’ di tempo a questa parte sto vivendo serenamente la mia vita.

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