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31 décembre Non è ancora finitaNon è ancora finita.
Non voglio pensare "Sta iniziando il 2008... voglio lasciarmi completamente alle spalle il 2007". No, questo è un ragionamento da perdenti. Voglio che il 2008 magari sia migliore (anche se non posso lamentarmi). Ma fare i conti con il passato, con il 2007, e con quelli prima, è fondamentale, per avere un riscontro, per ricordare i successil, ma anche le cocenti sconfitte da riscattare.
Non è ancora finita, a dispetto di quello che dice il fottuto calendario. Non è finita fino a quando non lo dico io.
"Non è ancora finita" vale per tante, tantissime cose della mia vita.
Per esempio, l'Università. Ho un esame difficilissimo ora, e poi, incrociando le dita, la tesi. Poi ci sono le questioni personali in Residenza. E poi, tante cose da leggere: l'Amazing Spiderman di Lee, Ditko e Romita, il romanzo propedeudico per Impianti Industrali, The Frotress of Solitude, il Superman della Silver Age, Sandman, Hellblazer, e chi più ne ha...
Ci sono gli amici. Ci sono anche le ragazze. Ci sono gli hobby, i miei animali e le flessioni fatte a tempo perso, giusto per non essere troppo sedentario. Ci sono le passeggiate da fare, nuovi posti da esplorare, la scelta se fare l'Erasmus o no (e non è poco, svegliere se andare 6 mesi in Svezia o no).
C'è ancora molto da fare e, come dice Stephen King, "Quando verrà la Nera Mietitrice, le dirò 'Aspetta, devo ancora raccontarti di...' ".
Non è ancora finita. Questo basta e avanza per caricarmi. Come l'omonima canzone dei Klaxons (che potete sentire se mettete la home page)
Bene, ci sentiamo nel 2008 :D
28 décembre Non ne vale la penaIn questi giorni avevo progettato di chiudere questo 2007 del Blog con due interventi su due persone che di recente si sono guardagnate a pieno titolo l'ingresso nella mia personalissima Rogues Gallery, ovvero "Galleria dei Nemici".
Allora, capite, ero fomentato al massimo su questo. Avevo intenzione di scrivere un intervento a testa e lasciari lì dal 26 Dicembre, fino al 31, con uno spazio di esposizione di 3 giorni ciascuno, per poi ripartire subito il 1 Gennaio 2008 con "New Year's Day", senza questi due soggettoni.
Ma non ne vale la pena.
Non ne vale la pena perchè le invettive che avevo in mente erano solo dei valori aggiunti. Ho già preso provvedimenti "reali" contro tali personaggi - uno, gli ho sbottato di brutto in una scenata di rara collera, e l'altra... l'ho condannata alla damnatio memoriae... così, dolcemente...
Sarebbe stato facile mettermi qui a dire perchè erano diventati miei nemici, spiegare cosa io non sono e sfogarmi un pò.
Per esempio, potevo raccontarvi di lui, che butta le patate senza nemmeno toccarle perchè è pe ril consumismo... o che è a favore degli abusi edilizi, e quindi non ha voluto firmare per la Petizione del parco di Paliano... o che dice le cose mie in giro... o che è una sorta di Berlusconi che va dicendo in giro che Prodi ha il conflitto d'interessi... potrei forse riuscire a farlo odiare in breve, o almeno a far esclamare "Che scemo!", "Che deficiente!" o "Che coglione!", ma... non ne vale la pena...
Poi c'è lei... quella che dice a me che sono patetico, ma poi mi fa gli squilli. Quella che mi dice che vuole uscire, ma poi dice che non può perchè deve andare al minibasket. Di lei ho anche già detto troppo... ho già perso trppo tempo con lei... e non aggiungerò nient'altro...
Insomma, questa doveva essere una celebrazione dell'idiozia di due persone... ma in fondo non serve... quello che dovevo fare l'ho fatto... il primo passerà il minimo tempo indispensabile con me, fino a quando le nostre strade non dipartiranno... sarà una convivenza stiracchiata e forzata... la seconda, è già polvere, nei miei ricordi, e una sconosciuta, nel mondo esterno...
Insomma, non mi va di prendere in giro ulteriormente, anche se forse dovrei... mi dispiace solo aver frainteso le persone... di averle sopravvalutate... e di essere rimasto da questo così mortalmente DELUSO.
Addio, voi due. Non verrete con me nel 2008. Vi lascio fuori, nel 2007. Vorrei dire che mi mancherete, ma... non sarebbe vero!
E questo 2007 non può terminare con loro... terminerà con qualcosa di meglio! Anche una poesia sgrammatica indonesiana sarà sempre meglio di 'sti due, quindi... aspettate e vedrete!
More later 27 décembre Rorschach![]() Questo uomo dalla maschera di lattice
o di qualunque altra sostanza particolare
che abbia il solo scopo di nascondere i suoi tratti
così che possa diventare non un uomo particolare
ma l'Uomo in grado di giudicarci tutti
e picchiare e sputare sui nostri soprusi
sulla nostra morale ipocrita
sui nostri peccati e su qualunque altra sporcizia;
fascista, omofobo e forse omosessuale
profondamente solo e frustrato
che va in giro nella notte nella putrida città
indagando indagando su qualche crimine
o delitto atroce e di cui nessuno si occupa
che va nei locali malfamati
a interrogare i malviventi e a estorcere confessioni
rompendo ossa
e che ha bisogno di indossare solo un trench sporco
marrone e un cappello e pantaloni a losanghe
e non ha armi
se non la sua etica e i suoi muscoli
e la sua violenza;
puoi tu non crederlo un uomo giusto?
:}{: 26 décembre E questo è tutto?![]() Cantare questa canzone mi fa arrabbiare, ma non sono arrabbiato con te.
E questo è tutto?
E questo è tutto?
E questo è tutto?
Cantare questa canzone mi fa arrabbiare. Non sono felice con te.
Cantare questa canzone mi fa ballare.
E questo è tutto?
E questo è tutto?
E questo è tutto quello che vuoi da me?
E questo è tutto?
Questa canzone degli U2 mi suona ripetutamente nelle orecchie oggi. Is that all? E questo è tutto? E' questo che penso quando finisce una festa. Ieri era Natale. I giorni prima, quelli dell'attesa, hanno qualcosa di magico, con le loro attese (anche se quest'anno in tono minore). Il giorno del Natale... può essere bello o meno... il giorno dopo invece uno si chiede "E questo è tutto? Possibile che fosse tutto qui?". E' normale. Ed è normale non riuscire a darsi una risposta.
U2 - Is that all
Oh to sing this song makes me angry
I'm not angry with you. Is that all? Is that all? Is that all? Oh to sing this song makes me happy I'm not happy with you. Oh to sing this song makes me dance. Is that all? Is that all? Is that all? Is that all? Is that all? Is that all? Is that all you want from me P.S. Per sentire la canzone, basta aprire questo intervento nella home page (così mi registrano anche la visita su Shinystat :D )
24 décembre Nessun regalo, grazie!La prospettiva di ricevere un regalo, sebbene sia molto appagante, implica una mancanza. Mi manca un lettore DVX, quindi me lo faccio regalare.
Bene, sono contento che quest'anno non desidero nulla. Fumetti? Ne ho a iosa. Vestiti? Ok. Libri? Ci ha pensato già Impianti Industriali con un libro di 390 pagine in inglese (!!!). E la lista potrebbe continuare con lettori MP3 (questo mi servirebbe, ma devo studiare un modo per non romperli subito, come ho fatto con quello dell'anno scorso), iPod, stereo, CD, DVD, DVX, Blue-Ray Disc, et cetera...
Non voglio nulla, perchè per un pò mi sono stufato di ammucchiare cose, spostarne altre e buttarne altre ancora. Per un pò voglio giocare con i giocattoli che già ho, e non c'è niente di meglio, in fondo, di desiderare qualcosa che già si ha (fino a qualche anno fa, la prospettiva di possedere la metà dei fumetti che ho adesso mi sarebbe sembrata una meravigliosa utopia, ad esempio)
Forse è per questo che non sento appieno lo spirito del Natale. Perchè il Natale, con i suoi dolci e regali e luci e addobbi e sete di consumismo a prescindere da qualsiasi raziocinio, presuppone la mancanza, e il desiderio di rimpire tale vuoto. E io mi sento sazio, evidentemente.
O forse non è poi così semplice. Certo, di oggetti e tecnologie ne ho piene le scatole, ma un pò di sostenze immateriali non mi dispiacerebbero. Un pò più di serenità, di amici veri, di una ragazza che mi voglia bene per come sono e non per come scrivo o come parlo o perchè le servono dei favori, oppure un pò più di spirito familiare... queste cose le desidero al massimo. Ma queste non te le porta Babbo Natale, nè il Natale, nè le feste. Questi sono obiettivi ardui, che a volte afferri e più spesso perdi, durante 1 secondo, moltiplicato per tutti i minuti, per tutte le ore, per tutti i giorni, per tutti i mesi, per tutti gli anni...
Per tutta la vita
![]() 23 décembre 23 Dicembre 2007 - UntitledHai perso già parecchio, ma non è ancora detta l’ultima parola. E’ il momento di Giocarsi tutto.
Ogni giorno, tante partite di poker invisibile si consumano nella tua vita. Costantemente at stake, tocca raccapezzarsi alla bell’è meglio per non incappare in rischi e carte brutte.
Il piatto si riempie sempre di più, e puntare sta diventando difficile. Si parte dalle cose meno importanti: partiamo dai soldi, poi dalla rispettabilità, dalla credibilità. Le partite proseguono, e gli esiti sono altalenanti, com’è nella norma.
Mano dopo mano dilapidi il tuo patrimonio personale, dici sayonara anche alla giovinezza. Che strano, vero? Pensavi che quella non te la saresti mai giocata…
Il destino è un avversario formidabile… c’è chi dice che non lo vede perché non esiste, ma la verità è che non si smette mai di affrontarlo, se non nell’ora suprema…
E’ finita, vecchio. La partita è persa. A meno che… a meno che non ti giochi le ultimissime cambiali e bollette. Pensaci: chi dice che valgono davvero così poco?
Punta tutto quello che ti è rimasto. Potrebbe essere la svolta. La vittoria di una vita. Cos’hai ancora in the bag of tricks? Hai: la coerenza, il passato e i suoi ricordi, la cultura personale che hai sempre coltivato con passione, le amicizie sincere che hanno resistito ai fortunali di lustri e decadi, l’orgoglio, l’autoconsapevolezza.
Giocati tutto. Punta tutto, e se hai vinto, stavolta è per sempre. Non ci saranno altre partite. Il retaggio si compie qui.
Punta tutto!
All In
21 décembre Ultimi impegniSuccede quando sei in rotta di collisione con una o più persone con le quali avevi messo in piedi dei progetti, delle idee, o semplicemente alle quali volevi dire da tempo qualcosa.
A quel punto, sembra che tutto sia finito. Tu te ne devi semplicemente andare, facendo meno chiasso possibile, dato che ne hai già provocato abbastanza. Ma è in questi casi che escono fuori dei sorprendenti colpi di coda, con cui uno dice “Ah, che liberazione! Si, me ne vado! Ma intanto mi farò rimpiangere…”
Alan Moore, in rotta con la DC per lo sfruttamento dei diritti della sua opera più importante, Watchmen, non portò a termine un progetto sulla vita di un marziano ai tempi del maccartismo e uno che doveva rappresentare l’apocalisse dei supereroi. Ma se ne andò comunque con una storia intensa sull’eterno conflitto Batman-Joker, e non fu roba da poco, considerando la storia in questione.
Liam Brady, centrocampista degli anni ’80, giocava nella Juventus. Era già stato venduto all’ultima giornata, ma segnò il rigore decisivo per la vittoria dello scudetto. Capite, un gol su azione è paradossalmente più facile, perché è concentrato, c’è la trance agonistica… ma un rigore presuppone freddezza, lucidità, ragionamento e riflessione… difficile credere che in quel momento Brady non stesse pensando a cosa avrebbe significato quel goal.
E’ capitato anche a me di dare un bel colpo di coda a giochi fatti. Metti uno scherzo progettato insieme ad un ex-amico. Metti una giornata con il tuo ex-gruppo, giusto per dimostrare a un paio di soggettoni che ci sono anch’io.
Sono belli e utili i colpi di coda. Certo, presuppongono una sconfitta, almeno parziale, ma possono aiutare a rendere meno amara la pillola e, soprattutto, a dare slancio per altre imprese, per altre vittorie.
E così Alan Moore ha continuato a scrivere delle gran belle cose, e The Killing Joke viene considerata tra queste.
E così Liam Brady, non so che fine abbia fatto, ma ogni volta che la Juve va a giocare a Cagliari, quella partita e quel rigore vengono citati tra i principali precedenti tra le 2 squadre. Poco? Meglio di niente. Dopotutto, in quanti si ricorderanno di altri juventini come Blanchard, Mirkovic, Esnayder, Henry (si, quell’Henry!) e Iuliano?
E così io… e così io ho realizzato quel benedetto scherzo. E così io ho dimostrato che ero più forte, quando i soggettoni si sono sciolti come neve al Sole, e ora sto in un grande gruppo, dove ho anche più autorità e più voce in capitolo (non che ne chieda molta, eh! Oramai sono oltre quella fase).
E soprattutto… e soprattutto così, tanti anni fa, dopo un anno orribile, ci fu il colpo di coda della primavera del ’99, e gli amici di allora, e Lavinia, e gli U2, e i REM, e tanti altri ricordi… e quell’anno terribile non lo aggiustarono in toto, ma presi la spinta decisiva. La spinta che mi guida ancora ora. Posso dire che quel secondo Big Bang personale, che ancora fa espandere la mia vita, è stato proprio un bel colpo di coda.
Colpo di coda
20 décembre Gina l'ErasmusSto navigando su Internet senza alcun senso... a zonzo tra URL vari... e di fronte a me c'è Gina, la ragazza che ha fatto con me scuole medie e Liceo Scientifico.
Gina fu la mia prima cotta, credo. Se la batte con Tanya. Comunque, alle medie era parecchio isolata e presa in giro, perchè non indossava roba di marca (sanno essere molto crudeli, ragazzini e ragazzine, non credete?), mentre al Liceo le cose si ribaltarono... Gina era improvvisamente la bellona che tutti desideravano... un punto di riferimento per le ragazze... perfettamente integrata...
Per quanto mi riguarda, non è mai cambiato nulla. Mi piaceva quando la chiamavano alle spalle "Pillona", e mi piaceva al Liceo quando le facevano il filo in parecchi... sarà che cerco di essere costante, sarà che sono poco propenso al cambiamento, di qualunque tipo...
Cosa successe poi a Gina? Oh, semplice. La dimenticai. La trattai male. La allontanai da me. Questioni vecchie, niente di serio. Ma era questioni importanti allora, in quel momento. Mi dispiace se quanto è successo influenza il fatto che io non la vedo più, e molto difficilmente la vedrò ancora...
Mi sbagliavo. Qui, a Torre Maura, ho rivisto Gina. Cioè, in realtà è una Erasmus spagnola, ma è stato impressionante la prima volta... per non parlare della sua voce rauca, lontana chilometri da quella squillante di Gina. Anche il fisico di questa spagnola, in realtà è più rotondetto... oh, al diavolo, avete capito, le somiglia...
Ogni tanto mi perdo e la guardo per un pò. Non ce sia particolarmente bella, no... ma è una delle poche possibiltà di vedere ancora Gina, seppure in un riflesso distorto...
Stasera mi ha anche salutato. E mi ha sorriso. Proprio come faceva...
Un giorno devo chiedere a 'sta spagnola di cui non conosco nemmeno il nome di farsi una foto con me. Una bella foto, io con Gina. Non ne ho mai fatta uan solo con lei. Devo solo capire come spiegarglielo.
Avete qualche suggerimento? 19 décembre Sogno di una salita e altroMi sto dirigendo in uno strano luogo, tipo un monumento... solo che la strada è perennemente in salita... ma mentre all'inizio si tratta di vecchie scale in pietra, dopo un pò si tratta di passare attarverso erbacce e zolle di terra. Mi chiedo da dove spuntino, lassù, in alto.
Arrivato in cima, devo passare sopra una sorta di tetto fatto in mattoni uguali a quelli di casa mia, ma la struttura è molto fragile, si vede dal fatto che tra i mattoni ci sono grossi spazi... e proprio in questi spazi scorgo un movimento... sembra un serpente, e mi spavento... invece no, è la mia tartaruga, che cammina tranquillamente...
A questo punto però torno indietro... se proseguissi, cadrei sicuramente... incontro poi delle persone che mi dicono che per andare-dove-devo-andare, mi basta prendere delle normali scale in discesa, e mi indicano dove si trovano.
Non so come vada a finire il viaggio. Forse alla fine arrivo. Fatto sta che poi tutto cambia, e rivedo Moschetta, la piccola gallina (piccola piccola, come una mosca), che è morta recentemente, uccisa da una faina. La rivedo e, accidenti, adesso non è più così piccola... è una bella gallina adulta e grande... lo dirò a suo fratello, Coda Storta, che invece è ancora vivo... glielo dirò, Moschetta, tranquilla... nel frattempo...
Nel frattempo, sappi che mi manchi, e che la morte di un animale puoi cercare di ignorarla da sveglio, convincendoti che c'è di peggio, ma ti perseguiterà nel sonno, finchè non riconoscerai il tuo dolore. Mi mancano tutti i miei animali che se ne sono andati, e spero un giorno di rivederli.
Alla luce di tutto questo, la prima parte del sogno, come quella successiva (o precedente, nei sogni il tempo non si distingue), non mi interessa. Questo è il Sogno che mi ha permesso di salutare un'ultima volta Moschetta. Ci sono altri animali che devo ancora salutare... prima o poi...
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18 décembre Cuori, Quadri, Fiori, PiccheCOME sai che la vita ti mette di fronte a dure scelte? Non lo sai mai davvero, puoi solo scoprirlo giorno per giorno.
QUANDO mi spiegarono qual era l’acronimo di “Come quando fuori piove” pensai forse che si trattava di qualcosa di sfizioso, furbo, ma anche molto inutile. Eppure, questo trucchetto lo ricordo ancora oggi, e tante cose importanti sono andate a farsi friggere chissà quando… chissà quando…
FUORI la Luna bussa alla tua finestra e all’improvviso appare dal nulla quel paesaggio invernale, quello, si, proprio quello che avevi sognato intorno ai… quanto? 5 anni? Si, proprio così… quello con la casetta sperduta con il tetto bianco e che sputa abbondante fumo da camino, il tutto sotto un cielo bianco di neve. E’ là fuori. Basta che ti metti di spalle alla finestra, giureresti che è tutto là.
PIOVE e piove, e l’acqua scende sì copiosa, chè distinguere le singole gocce è effettivamente difficile… provo così allora… piango anch’io… così che le mie lacrime discerneranno l’acqua dal cielo, nelle sue componenti singole. Un pianto sincronizzato. Uno sfogo imponente, prima del sereno…
(“Come quando fuori piove” è una espressione che viene utilizzata nel Poker per ricordarsi quali sono i semi che, a parità di punteggio, valgono di più. Basta prendere le iniziali della frase cuori, quadri, fiori, picche. E’ una sorta di acronimo al contrario. La curiosità è che questa frase senza alcun senso apparente è perfettamente ricordata dai più, giocatori e non. E’ una metafora a metà. Come quando fuori piove… cosa? Come quando fuori piove, io mi sento triste? Come quando fuori piove, gli anelli di Saturno girano pigramente attorno al loro padrone? Come quando fuori piove, io cerco te sempre e ovunque e comunque?)
Come quando fuori piove 16 décembre ...When he was a boy!Sapere che c'è una parte del tuo passato che porterai sempre nel cuore... sapere che adesso sei a Roma o a Metropolis e chissà dove ti porterà il domani, ma c'è un ieri ancora vivo, un'infanzia e un'adolescenza in una cittadina tranquilla, sia essa Fondi o Smallville o Glenville.
Mentre arranchi nello stress, nello smog e ti arrabatti per arrivare alla fine della giornata sperando di aver combinato veramente qualcosa di produttivo, e non aver solo attraversato tanti luoghi senza fermarti davvero in nessuno di questi, sai che c'è una parte del tuo cuore che riesce ancora a gioire di cose semplici, quelle che ti sei portato dal tuo innocente paesinodove vivevi l'esclusività della tua vita, isolato dal resto del mondo, e questo dieci o venti anni prima, non importa.
Oggi: le feste hanno perso di significato; portare avanti un hobby, pura utopia, con le maglie del tempo libero sempre più strette dalla fretta e dagli impegni.
Ieri: la Domenica c'era quel bagno lunghissimo, a rilassarsi a mollo nell'acqua bollente; guardare le nuvole scorrere nel cielo, e sotto di te, le galline che scappavano dalla stalla non appena si aprova la porta, solo per poi ritornarci una volta che portavi il mangime.
Ieri: il ballo della scuola, con le sue attese e i suoi timori... cosa indosserò? Chi inviterò? Mi divertirò davvero? E... ; la foto di gruppo, a scuola, datata Smallville, 1952.
Oggi: tutti vogliono un pezzo di te, tutti vogliono essere salvati, e nessuno vuole più salvarsi da solo; fare i conti con i pazzi e, peggio ancora, uomini corrotti vestiti di potere.
Ieri: Lavinia e le fragranze e musiche delle scuole medie; I Les Miserbales che giocavano a pallone in una strada incurvata; balle di fieno.
Oggi: il 558 come autobus quantico; il kebab, la prima volta che lo mangi ti piace, ma poi il suo gradimento segue una funzione decrescente; la distribuzione statistica di Poisson può diventare un vero incubo.
Ieri: Lana Lang e Lavinia. Amori ideali e effusioni solo accennate.
Oggi: Lois Lane e ??? (i still haven't found what i'm looking for). Le donne della nostra vita. I nostri veri amori. Nel grigiore dei nostri tempi moderni, una luce di speranza, sempreviva.
Io mi chiamo franser. Lui si chiama Superman. Ma non ci siamo sempre chiamati così, quando eravamo ragazzini. Io ero Kid franser, e lui era Superboy. Vivevamo le nostre avventure innocenti e ingenue a Fondi e a Smallville, rispettivamente.
Cos'è successo, poi? Siamo cresciuti tutti e due. Solo che Superman molto più velocemente di me (anche se ora sono io che vado più veloce, e un giorno lo supererò), e io normalmente, come la mia classe 1986 impone. E quello che è successo a Superman è strano...
Un giorno sono andati da lui degli strani figuri, e gli hanno detto che Superboy non era mai esistito... che quei ricordi a Smallville erano pura fantasia... e Superman ci ha pure creduto! E così quelle esperienze, che attraversavano contro ogni logica i decenni, così che il primo superiore si svolgeva nel 1954, e il ballo di fine anno nel 1976... sparite! Puff!
Ma... ma... non permetterò che mi accada la stessa cosa... nessuno potrà mai convincermi che quei ricordi sono finti... nessuno potrà mai dirmi che ho sempre vissuto questo stile di vita caotico, frenetico, ipercinematico e costantemente over-the-top. Nessuno. Neanche Lavinia.
Perchè io sono franser, ma le avventure di Kid franser non sono terminate... si svolgono ancora adesso, in un continui divenire... il raccordo tra quelle storie e la mia patenza per Terracina prima, e per Roma poi, è soggetta ad un resto che tende a zero molto lentamente. Tradotto: dai 6 anni, ai 19 anni, quando è iniziata l'università, ci sono storie in tale e tanta quantità... che a raccontarle tutte non si arriva mai al momento della partenza, all'addio a Kid franser. Così come Achille piè veloce non raggiungerà mai la tartaruga...
Superboy! The adventures of Superman... when he was a boy!
Kid franser! The adventures of franser... when he was a kid!
A presto
![]() Scrittura: una legge e una domandaEquazione fondamentale
SCRITTURA = CULO + SEDIA
Una domanda
Con tutti questi scrittori che ci sono in Italia (o che vorrebbero diventarlo)... se tutti scrivono libri... chi li legge? 13 décembre Babbo Natale, copyright della Coca ColaQuest'anno lo spirito del Natale non lo sento proprio. E' inutile. Sarà che non hanno cominciato (stranamente) a fare pubblicità a sfondo natalizio dal 20 Novembre, sarà che stanno succedendo molte cose spiacevoli in Italia e nel Mondo... cioè, quelle ci sono sempre state, ma vedo una ricrudescenza di violenza e sanue inaudita... o forse prima non ci facevo caso... o forse prima non mi informavo a dovere, integrando i quotidiani con l'informazione alternativa (Luttazzi, Santoro e Grillo).
Sarà tutto questo e altro ancora... sarà che l'albero, dopo che l'ho fatto, ho visto che aveva delle luci che non funzionavano, ma mica potevo rifarlo, sennò dovevo togliere tutte le palline e poi rimetterle... sarà... boh...
Certo, in tutto questo, mettici l'aver appreso ieri della VERA STORIA DI BABBO NATALE, e il revisionismo del Natale è veramente al completo.
Sapete perchè Babbo Natale veste di bianco e di rosso?
Dunque, dovete sapete che Babbo Natale, alias Santa Claus, alias San Nicola, è una figura che prima degli anni '30 portava i regali ai bambini dei paesi anglosassoni il giorno di San Nicola - quando, sennò?- ovvero i primi di Dicembre (non so la data precisa), e non aveva ancora l'aspetto che conosciamo oggi. Non c'erano doni a Natale. E non c'era nemmeno ancora un Babbo Natale. Era San Nicola, o Santa Claus, semplicemente.
A questo punto entra in gioco la Coca Cola. No, seriamente.
La Coca Cola all'inizio non è che andasse una favola. Anzi, era anche un pò alcolica. Poi divenne analcolica. Era liscia. Poi aggiunsero l'acqua gassata. Tuttavia, era beviuta solo in estate, ed era considerata una bevanda "da adulti".
A quel punto, l'ufficio Marketing della Coca Cola studia qualche misura per far sì che il prodotto non fosse stagionale e che, sopratutto, la bevessero anche i bambini.
Ecco allora l'idea. Una pubblicità in cui Santa Claus distribuisce regali ai bambini, solo che lo fa la notte di Natale, e in mano ha una bottiglia di coca cola. Per completare l'opera, i colori del suo vestito sono bianco e rosso, come quelli della coca cola. Da lì è stato un tripudio. Babbo Natale è entrato nell'inconscio collettivo e nell'immaginazione popolare.
Non è stato più solo un personaggio creato dalla Coca Cola per una campagna pubblicitaria, ma è diventato il simbolo del consumismo, più che dello spirito del Natale.
Quand'ero piccolo e scrivevo la lettera a Babbo Natale, non avevo idea che la stessi scrivendo alla Coca Cola.
Adesso sono quasi tentato di togliere i pupazetti di Babbo Natale dall'albero.
Però... però forse va meglio così. Nel senso che, come scritto all'inizio, questo Natale non lo sento molto. Non desidero nemmeno regali, e sopratutto fumetti, cosa ancora più strana.
Forse va bene guardare con occhi disincantati Babbo Natale e il resto del materialismo del Natale. A quel punto, decostruito questo rito annuale, resta la semplicità e la profonda spiritualità della festa. Ed è quella che voglio raggiungere... che voglio trovare...
More later
12 décembre Antica maledizione cinese"Possa tu vivere in tempi interessanti"
Mah, non so. Non l'ho mai capita 'sta maledizione. Cioè, a me sembra proprio il contrario, una benedizione. Sarà che ne perdo il senso generale, non so...
Possa tu vivere in tempi interessanti. Perchè questi di sicuro non lo sono. Ci considereranno il nuovo Medioevo, l'era del confuso relativismo. Ci malediranno. Forse loro vivranno in tempi interessanti, non so.
More later 10 décembre Senza parole...9 décembre Gli intellettuali"Allora, franser, mostraci che sei alla nostra altezza... noi del Circolo Culturale e Caffè Letterario con Zollette di zucchero industrial-filosofico accettiamo solo membri con evidente background umanistico.
Per essere ammesso nel nostro club a tiratura limitata, dovrai rispondere ad un semplice quesito.
Cosa ne pensi del background culturale della società moderna, posta di fronte a problemi come la spersonalizzazione dell'io, sia esso cosciente o dormiente, di fronte alla perfezione matematica dei codici a barre, oltre che dell'uso pervasivo che viene fatto del cut-up, come tecnica per esprimere con immediatezza priva di differita le pulsioni più pressanti dell'animo, sia esso platonicamente inteso o centro-destra-cristianamente, e infine della mancanza di pedigree nel sostrato delle idee che protestano con fermezza verso la TV spazzatura e anzi, ora arriviamo alla fine di questa questua mentale, cosa ne pensi della psichedelia di Genesis, Beatles e altri gruppi rock-progressive e del loro significato intrinseco in termini antropologici e zoologici e omofobi e supermercatofobi? Postilla: credi che la definizione della nostra società come giocattolabile calzi a pennello?"
La mia risposta: "FOTTETEVI VOI E I VOSTRI CIRCOLI DEL CAZZO! CREDETE DI ESSERE SUPERIORI PERCHE' VAGHEGGIATE UN IDEALE COMUNISTA, SENZA SAPERE IN MOLTI CASI CHI SONO ORWELL E HUXLEY. VAGHEGGIATE COSE SENZA SENSO SPACCIANDOLE PER POESIA E LIRICA. UN COCKER CON PROBLEMI CEREBRALI SAPREBBE SCRIVERE DI MEGLIO. E, INFINE, FORTI DEL VOSTRO STILE DI VITA TRASGRESSIVO, FATTO DI FUMO E ALCOL, PRETENDETE DI ISOLARE QUELLI COME ME, CHE SCELGONO LIBERAMENTE LA VIA DA SEGUIRE.
LA VERITA' E' CHE CON LE VOSTRE TRASGRESSIONI NON FATE ALTRO CHE ASSECONDARE LA SOCIETA'. IL RUOLO DEL GIOVANE RIBELLE E DANNATO E' STEREOTIPATO. SONO VACCINATI VERSO QUELLI COME VOI. LA RIVOLUZIONE NON SI FA CON LE VOSTRE CHIACCHIERE IPOCRITE. RIVOLUZIONE E RIBELLIONE SONO INVISIBILI E BEN CELATI NELLA TESTA DI CHI VUOLE COMPIERLE. PENSATECI, QUANDO AVRETE TRENT'ANNI E ANDRETE AL FAMILY DAY E DIFENDERETE LE LINEE POLITICHE DELLA CHIESA E AVRETE UNA PAURA MATTA CHE I VOTRI FIGLI, CRESCENDO, FACCIANO LE VOSTRE STESSE STRONZATE.
PENSATE A QUANTO SIETE INUTILI"
Sinceramente vostro, franser
Sotto il naso, puzza... 8 décembre "Io non volevo... è stato il diavolo a farmelo fare..."Quante volte ho detto "Non è stata colpa mia! Non volevo farlo! L'ho fatto perchè lui/lei/quello"... tante... troppe volte...
Certo, i peggiori sono quelli che danno la colpa al diavolo. O quelli che credono di parlare e agire per conto di Dio. Non ci credete? Bush è l'esempio più eclatante che mi viene in mente. Questo per quanto riguarda le bestie. Pensate voi a qualche esempio umano, non so...
Questa tecnicia si chiama dello "scaricabarile", o "scaricafarina", o ancora del lavarsi le mani, Ponzio Pilato docet.
E' la verità è che tutti ci sono cascati, prima o poi. Okay, va bene, l'importante è uscire dal tunnel dell'ipocrisia. Io ce l'ho fatta^ Mi piace pensare che grosso modo, si, ci sono riuscito. E lo devo a due persone, fondamentalmente: Sartre e Steve Ditko.
In quinto superiore lessi Watchmen per la prima volta. E fu uno shock culturale. C'era sopratutto questo personaggio che mi affascinava, Rorschach... un violento vigilante fascista ed omofobo, che però aveva un certo appeal su di me, e non capivo perchè...
Poi a scuola studiammo l'esistenzialismo, in particolare la corrente atea di Sartre, e, anche se in realtà non stavamo studiando filosofia, ma storia della filosofia, e anche se in realtà il mio studio era funzione di ciò che voleva la prof. e non era studio vero, devo dire che i concetti di Sartre secondo cui non possiamo dare la colpa a nessuno di ciò che facciamo, tantomeno a Dio (e da qui il suo ateismo), che "è sempre colpa nostra", a prescindere da tutto, fino ad arrivare probabilmnte all'eccesso di dire che gli ebrei stessi erano responsabili della shoah (ad un certo punto, le nostre possibilità sono limitate da fattori esterni, credo), mi fece capire cosa era veramente Rorscvahch, sotto la superficie del personaggio di un fumetto: era un esistenzialista. Un seguace di Sartre.
E Rorschach era un personaggio di Steve Ditko, il cocreatore dell'Uomo Ragno. E Steve Ditko era un seguace dell'oggettivismo della filosofa Ayn Rand, ma questa è un'altra storia.
Il risultato che venne fuori è che iniziai ad addossarmi la responsabilità, sempre e comunque, di tutte le mie scelte. E allora, non è colpa di ____ se lasciai ____. La lasciai perchè volevo lasciarla (in realtà, a questo ci arrivai da subito).
Più che di respnsabilità, preferisco parlare di colpa, anche se quetso termine ha un duplice significato, positivo e negativo.
E' colpa mia se ho scelto Tor Vergata perchè credevo che non ci fosse la mia facoltà alla Sapienza (scelta azzeccata, per la cronaca); è colpa mia se le campagne della mia zona sono salve; è colpa mia se una donna o ragazza piange (e questo è vero); è colpa mia se l'edicola di Fondi mi fa trovare sempre i fumetti rovinati, perchè potrei prenderli altrove; è colpa mia se c'è la guerra in Iraq; è colpa mia se Beppe Grillo è stato dimenticato da tutti i mezzi di informazione; è colpa mia per tutto...
Il risultato? Mi sento più sollevato. Davvero. Uno pensa che così mi carico il peso del mondo sulle spalle, e da una parte è vero, ma il rovescio della medaglia è che non devo far sentire nessuno importante, dicendogli che era colpa sua di qualcosa. Nessuno può dire di aver influito sugli eventi della mia vita, perchè me ne assumo io la piena responsabilità. Non mi arrabbio con nessuno se mi succede un determinato evento. E, filtrate tutte le possibili litigate dovute a quest'evenienza, si capisce meglio quando devi avercela veramente con una persona...
Ovviamente, tutto questo è un comportamento ideale. La finte di distorsione più macroscopica è costituita dal fatto che non mi sentirò mai veramente in colpa per tutto il mondo, e poi che non sono ateo. Ma questo resta il mio mantra:
"C'è il bene. E c'è il male. C'è il bianco. E c'è il nero. E non c'è il grigio. E tu scegli, liberamente"
![]() 5 décembre Apprezzare le cose belle, dopo... quando è troppo tardi...E si, ho scritto “cose”… sebbene io odi il termini “cose”, insieme al verbo “fare”… perché questo sarà un intervento più semplice del solito… scritto pane pane vino vino… scritto con il cuore… davvero…
Perché le cose belle, quelle che ami e che ricorderai per gli anni, per i decenni a venire, sono quelle che hai imparato ad apprezzare dopo che sono successe?
Piccola avvertenza: la seguente Nota di Blog è lunghissima! So che molti rinunceranno a leggerla, e non li biasimo per questo. Allora vi chiedo o di leggerla in parte in varie volte, o almeno di leggere almeno il seguente paragrafo. Almeno quello, su.
E’ l’una di notte. Un’ora fa ho finito di leggere un fumetto, come da abitudine, e stavo per andare a dormire. Ma ho fatto un veloce giro per i canali, e ho scovato su Italia 1 la replica del concerto dei Genesis del 14 Luglio… e naturalmente mi sono fermato per un po’ a guardarlo. E mi sono fatto prendere sempre di più dall’ondata di emozioni e ricordi di quella sera. E lo sto guardando ancora adesso, anche se finirà alle 2 di notte. Spero solo di non svegliarmi alle 6, domattina, com’è successo oggi.
(Okay, ora chi vuole può andare… per chi resta, il divertimento e la noia cominciano ora. E spero che non serva necessariamente che uno conosca e adori i Genesis per seguirmi)
Quando andai al concerto, lo feci con molti pregiudizi: i Genesis si dividevano in due fasi (e non solo per me), ovvero Gabriel e senza Gabriel. Andai con Paolo, che invece aveva la mente sgombra. Lui i Genesis nemmeno li conosceva, quasi. Ad ogni pezzo, segnalavo a Paolo con la mano il numero uno o due, a seconda della suddetta fase. E se si trattava della fase 1, ero in delirio e cantavo con Phil Collins. Se c’era la fase due, assumevo un’espressione schifata e ascoltavo il pezzo in silenzio, spesso pensando ad altro (maledetta Università che non mi abbandona mai completamente).
La verità è che questa cosiddetta fase 2 non la conoscevo quasi per nulla, a parte un paio di pezzi. Sapevo dove iniziava, ma non sapevo cosa contenesse davvero. Che stupido!
I pezzi storici furono una delizia, ma furono anche troppo pochi. In the cage fu una pillola invisibile di pura energia. I know what i like aveva un pezzo con Collins che suonava il tamburello con spettacolari acrobazie, mentre alle sue spalle, sul maxi-schermo, scorrevano le stesse acrobazie, compiute però da un Collins più giovane di circa trent’anni, e con più capelli. Un passaggio di testimone a sé stesso. Un “come eravamo” in piena regola… una carica di amara ma sempre necessaria nostalgia…
Poi vennero altri pezzi della fase 1. Un medley, un po’ troppo striminzito però. Poi… poi ci fu questa parte in cui Collins si mise a suonare la batteria con un altro membro della band… e io dicevo a Paolo:”Si, okay, sei bravo, ma adesso basta, okay?”. Eh si, perché le percussioni andavano avanti e avanti e non finivano mai. “Basta con ‘sta roba inconcludente! A me non piace ‘sta roba stile reggae!” Poi quel rullo di tamburi portò magicamente ad altro… era un intro… e andò a sfociare in qualcosa di grandioso… Dal rullo di tamburi si passò con un’esplosione a Los Endos… e lì fu un delirio generale di urla, grida, invocazioni, luci, rumori e canzone… e credetti, per un attimo, che fosse veramente la fine…
Ma in mezzo a queste perle c’erano i pezzi della fase due… e devo dire la verità, molti mi piacquero dopo il primo ascolto, cosa che mi capita molto raramente… era bella anche la presentazione che faceva Collins di quasi ognuno di essi… Come ad esempio Home by the Sea e Second Home by the sea. “Adesso andremo in una casa... scary house… e questa scary house è piena di fantasmi…”, biascicò Collins in italo-inglese-campomelano… e l’atmosfera spettrale della canzone mi affascinò subito… E come dimenticare “Domino”… qui Collins ci mandò affanculo in modo diretto. E si, perché comincio dicendo “Sometimes what people do on the left affects what people do on the right”, ovvero “A volte quello che le persone fanno a sinistra influenza ciò che le persone fanno a destra”, e chiedeva che le direzioni che indicava –destra, sinistra, giù e ancora più giù- rispondessero con le mani alzate. Poi ripetè più volte s’to giochetto, ma proprio all’ultimo giro il pubblicò non capì –complice il suo parlare a velocità supersonica- e allora il cantante concluse “And that’s the effecto Domino”, con un gesto del braccio come a dire “Ma vaffanculo, và”
Land of Confusion fu molto bella. Un’altra non meglio identificata canzone con Collins che faceva una smorfia e gracchiava come uno scemo. Tonight tonight tonight, molto noir. La già citata Follow you follow me, veramente romantica e dal forte senso di legacy, storia ed eredità. Infine I can’t dance… il titolo mi faceva schifo… credevo che fosse un pezzo dance… e invece è un divertissment, come segnala il ritmo e il maxi-schermo, invaso da sagome colorate che camminano su numerose righe, in un tripudio visivo.
Insomma, la fase due fu un piacere. Molti di quei pezzi li ascolto ancora oggi, e ne vado pazzo. Tuttavia il concerto si chiuse con un pezzo della fase 1, che a detta di Collins stesso rappresentava meglio di altri la storia dei Genesis nel suo complesso, fase 1 e 2. Si trattava di The Carpet Crawls, e la scelta mi parve veramente azzeccata. Era un pezzo appartenente ad un album fortemente Gabriel-liano e progressive, The lamb lies down on Broadway, e allo stesso tempo presentava l’accessibilità e la vena pop e introspettiva sviluppate negli album successivi della band.
E così il concerto finì. E mi resi conto di quanto fosse stato bello solo a partire dal giorno dopo. Il giorno dopo. Quando tutto era andato. Quando capiterà di rivedere i Genesis dal vivo per poter cantare stavolta tutte le loro canzoni? Mai. Ed è questo che mi rattrista.
Ora sto vedendo la replica, ed è come se fosse di nuovo il 14 Luglio. Sto per finire il secondo anno di uni, e Macchine mi ha lasciato il dente avvelenato. Per fortuna che Economia e Elettrotecnica sono andate bene. L’Estate sta per iniziare anche per me, e c’è l’incognita che non so con chi uscire, e rischio seriamente di restare chiuso in casa. Andrà molto diversamente, per fortuna.
La serata del 14 Luglio la considero una metafora perfetta di tutto quest’anno. C’era tutto. C’erano Paolo, la Residenza, Roma e l’università. C’era il grande evento (come gli spettacoli di Benigni, Luttazzi e Grillo). C’erano la riflessione sul tempo, sulla storia e sulla morte, e sulla necessità della vita. C’era anche la gioia. C’era lo scherzo, il divertimento. C’erano gli stupidi pregiudizi del cavolo. C’era l’apprezzare le cose DOPO. C’era il 2007. E questo non lo dimenticherò mai.
E’ l’una e mezza e il concerto è finito. Sono stati tagliati molti pezzi, e su Italia 1 si è chiuso con una non eccelsa Invisibile Touch. Peccato per chi ha visto il concerto solo stanotte e non a Roma. Si è perso altre performance memorabili. E i fuochi d’artificio finali. Soprattutto quelli.
E’ l’una e mezza ed è veramente tardi. Troppo tardi, anche per i miei standard. Ma alla fine questa è una settimana di relax e di raccolta dei frutti dello studio matto. Nei prossimi mesi arriveranno gli sganassoni all’università, e chissà cos’altro ha in serbo il fato… tanto vale godersi il viaggio, quando si può. (Fino alla settimana scorsa rischiavo di verbalizzare 0 esami su due, perché ero insoddisfatto dei voti. A quel punto, la rabbia era lenita in parte dal fatto che mi ero divertito quando era stato possibile.. uscendo i fine settimana… andando al compleanno di 18 anni del D@d@...)
Il concerto è finito. Peccato. Avrei dovuto registrarlo. O forse è meglio così. Registrandolo, sarebbe stato solo un altro file di un qualche archivio senza valore. Mi avrebbe dato la sensazione falsa di chiudere il tempo in una bottiglia, e conservarlo immutato dalle intemperie. Meglio così. Credo.
Grazie dell’ascolto. Apprezzo vivamente chi è riuscito ad arrivare al termine di questa lettura. Arrivederci a presto!
3 décembre L'infinito davanti agli occhiVuoi vedere l'infinito? E' più semplice di quanto si pensi.
Ci sono molti posti in cui puoi trovarlo e puoi numerarlo, e vedere quanto vale, questo benedetto numero infinito.
Conta gli atomi dell'Himalaya. Sono lì, davanti a te, che li puoi contare. Contali, allora. Quello è l'inifinito.
E poi vieni a dirmi quanto è...
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Definizione formale di Squonk" The Squonk is of a very retiring disposition and due to its ugliness,
weeps constantly. It is easy prey for hunters who simply follow a tear-stained trail. When cornered it will dissolve itself into tears" § Borgess § |
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