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31 janvier Nome nomenUna delle cose su cui ho riflettuto in questi giorni, a parte le facezie universitarie, è il modo in cui attribuisco nomi e soprannomi alle persone.
Sopratutto verso la categoria delle persone "sgradite". Diciamo che prima, quando ad esmpio scrivevo su di loro, tendevo a esplicitare nomi e cognomi. E infatti a volte mi sono chiesto come mi sarei dovuto comportare se fossi riuscito a pubblicare uno dei miei racconti... avrei ricevuto denuncie o potevo ripararmi dietro il famoso "ogni riferimento" e vattelapesca?
Problema risolto. Perchè dovrei dare la benchè minima visibilità a chi mi sta sulle scatole? Non è questione solo di un ventuale libro o racconto che forse non verrà mai pubblicato. Anche quando ne parlo qui (perchè "qui" è un diario, do not forget) non ho intenzione di usare nient'altro che soprannomi o dispreggiativi, in modo che qualcuno capirà a chi mi riferisco, altri (la maggior parte) no.
Questo per i nemici, come la mia Nemesi, altresì nota come "Faccia di Sofficino". Forse nessuno la riconoscerà se la chiamo così. Poi basta che dico che alle riunioni dei prof lei faceva la spia riguardo gli altri studenti (come i delatori di staliniana memoria) e forse qualcuno/a capirà. Poi, sopratutto, non me ne frega nulla e vado avanti e 'sti cazzi.
Solo per ribadire, ecco.
Per ribadire che dei rompiballe se ne parla sempre troppo. Basta ignorarli, e il gioco è fatto.
Gli amici veri e i miei personali "buoni". Di quelli bisogna parlarne. Ho intenzione di iniziare una nuova rubrica, "Le persone che ammiro". Potresti esserci anche tu che ora stai leggendo, non credere. Bè, di sicuro non ci sarà Zannella, a cui sto dando già molto spazio con le sue avventure...
Adieu... 30 janvier StazioneIn questa giornata luminosa ma dal vento freddo
in questa stazione il tuo bacio ha il sapore dell'addio
(e poi arrivò il treno) 28 janvier Comunicazioni1. Non mi sono fatto sentire per alcuni giorni causa problemi ADSL. Problemi ancora non risolti, ma adesso sono in trasferta a Roma e quindi posso recuperare il tempo perduto...
2. Ho notato che adesso Messenger finalmente segnala quando il Blog è aggiornato. Bè, spero che conitnui a farlo e mi eviti la rottura di scrivere affianco al mio nome "Blog aggiornato!!! Blog aggiornato!!!"
3. Ho visto alcuni commenti che hanno lasciato degli utenti. Uno mi ha fatto particolarmente piacere, gli altri due no, e li ho cancellati. Non è che ci sia censura qui... diciamo che è facile offendere...
A colui il quale ho cancellato il messaggio ricordo che
-Non mi sento un superuomo
-Potrebbe firmarsi quando lascia un commento (da buon paranoico quale sono, non riesco a non pensare che potrebbe esserci la mia Nemesi Faccia da Sofficino dietro tutto ciò
-Se sei chi penso che tu sia, bè, l'ultima volta che ti ho visto è stato quando sono usciti i voti finali delle Superiori. Tu eri con la Nemesi, e non mi hai salutato. Questo è l'ultimo ricordo che ho di te. Ci sei tu che non mi saluti. Punto.
-Infine... con il mio intervento non voglio aprire un dibattito. La mia era una nota all'insegna del ricordo, della malinconia, come molte... se avessi voluto fare polemiche avrei fatto nomi e cognomi e mi sarei assicurato che gli interessati leggessero. Poi lo avete fatto comunque, bene, per me non cambia niente. Voglio dire, lo spirito della classe è morto, è inutile girarci attorno...
P.S. Ci sono molti veri amici e amiche che mi conoscono più o meno. E mi trovano simpatico. Non mi sento un superuomo, anche io faccio cazzate. Il bello dell'università è che quelli come la Nemesi li puoi isolare, e passare il tempo con persone che ti stimano, come il mio amico ___ 21 janvier Poesie da SMSIo e te
siamo nascosti
nell'erba nell'aria
nell'aria e un giorno
sotterra
sono preda
di te
che sei ovunque
tranne che in
te
Camminai nella campagna
laggiù vidi un leone marino
un mitico cavallo e un animale
sconosciuto
intravidi un'ancestrale
sfinge
più mi allontanavo
più andava via
La prima è dedicata alla mia sempiterna musa. La seconda è più un qualcosa di immaginazione... anche se ho preso spunto dai miei sogni.
Adieu 14 janvier RorschachRorschach
questo uomo dalla maschera di lattice
o di qualunque altra sostanza particolare
che abbia il solo scopo di nascondere i suoi tratti
così che possa diventare non un uomo particolare
ma l'Uomo in grado di giudicarci tutti
e picchiare e sputare sui nostri soprusi
sulla nostra morale ipocrita
sui nostri peccati e su qualunque altra sporcizia;
fascista, omofobo e forse omosessuale
profondamente solo e frustrato
che va in giro nella notte nella putrida città
indagando indagando su qualche crimine
o delitto atroce e di cui nessuno si occupa
che va nei locali malfamati
a interrogare i malviventi e a estorcere confessioni
rompendogli le ossa
e che ha bisogno di indossare solo un impermeabile sporco
marrone e un cappello e pabtaloni a losanghe
e non ha armi
se non la sua etica e i suoi muscoli
e la sua violenza;
puoi tu non crederlo un uomo giusto?
Augusto (reprise)Il giovane Augusto aveva seguito suo zio Cesare negli accampamenti spagnoli. La guerra civile era agli sgoccioli, e Pompeo quasi spacciato.
Augusto ammirava molto suo zio... d'altronde, come non poteva, alla luce dei numerosi successi militari?
Era prossimo un periodo di gloria per Roma, di questo Augusto ne era certo.
Ma una notte Cesare entrò nella sua tenda. Quel che successe è un misto di reticenza e oscurità. Si sa solo che Cesare promise ad Augusto il suo potere. Si sa solo che Augusto subì un abuso. Forse per più notti.
Ma durante quei giorni terribili, nei quali Augusto impara veramente cos'è il potere... durante quelle notti, lui non piange mai.
Augusto non piange mai.
Solo quando sogna di quella torbida esperienza, solo allora... solo allora si concede il lusso di versare qualche lacrima, nel suo letto da Imperatore di Roma... 12 janvier SimmetriaPrima o poi dovrà smettere di piovere...
Prima o poi...
No?
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Si!
Prima o poi...
Prima o poi dovrà smettere di piovere...
7 janvier Volete "farvi"? Niente acidi, c'è il Tetris...E' stato dimostrato scientificamente che anche se si conoscessero tutti i pezzi del Tetris che scendono prima o poi tutti perderebbero. Non si scampa a questa regola. Nessuno potrà mai giocare per sempre a Tetris...
Ora, sebbene non disponga della dimostrazione di questa legge, la giustificherò con l'intuizione.
Allora, ogni somma viene approssimata da una funzione e da un resto che tende a 0, più velocemente quanto più è precisa l'approsimazione. Dunque, sommando infiniti termini questo resto ragionevolmente crescerà sempre di più, anche s eper ogni singola somma è piccolissimo. Quindi, prima o poi l'errore, o l'imprecisione, non potrà essere trascurata e il risultato della somma sarà errato.
Nel Tetris funziona allo stesso modo: quando scende dall'alto un pezzo, di forma qualunque, il giocatore cerca di adattarlo ai pezzi che ha già incastrato, allo scopo di formare una retta ed eliminare così i pezzi. Ma ogni pezzo viene adattato a tutti gli altri. La combinazione non sarà mai perfetta. Ci sarà sempre un margine d'errore, che fa si che la fila del Tetris cresca verso l'alto.
Alla fine, quindi, dopo aver accatastato anche molti pezzi, necessariamente l'accumulo arriverà in alto e il giocatore perderà.
Conoscere i pezzi, in definitiva, non serve a nulla. Eì l'imprecisione insita nel meccanismo del gioci che frega tutti.
Visto? E chi lo dice che farsi un trip bisogna assumere acido lisergico o fumare muschio blu? Basta pensare al Tetris...
A presto con un altro dei "viaggi psichedelici economici con il vostro amichevole Peter Z di quartiere"!
P.S. Giusto per portare avanti il messaggio subliminale di Civil War (leggete Civil War! leggete Civil War!) ecco un altro banner, stavolta più spiritoso, con il grande Quagmire!!!
6 janvier CIVIL WARQuest'anno sarà veramente speciale per tutti i fan di fumetti come il sottoscritto. La Marvel pubblica Civil War, la Guerra Civile, probabilmente la storia più ambiziosa e grandiosa di tutte, in grado di competere con classici come i fumetti della Silver Age (degli anni '60, cioè) o mostri sacri come Watchmen.
Okay, non sto farneticando: Civil War è un crossover che piacerà a tutti!!!
Anche chi non ha mai letto un fumetto Marvel (o un fumetto in generale) sarà folgorato dalla trama avvincente, dai mitici personaggi in calzamaglia (o in tute di pelle post-Matrix)... ed è per questo che obbligherò praticamente tutti i miei amici a leggere Civil War. Lo feci anche l'anno scorso per il film V per Vendetta e nessuno è rimasto deluso. Nessuno, giuro.
E allora farò una testa così ai miei amici, a voi sgiagurati che prestate minuti del vostro prezioso tempo a bazzicare questo indirizzo URL, a chiunque mi capiti, sconosciuti inclusi... non mi fermerò davanti a tutti... farò un'operazione di becera pubblicità...
Ma di che parla Civil War in 7 righe?
Tutto comincia a Stamford, in Connecticut, dove un gruppo di eroi, i New Warriors, scova un covo segreto di un gruppo di supercriminali. Fin qui la banalità, se vogliamo. E la novità non è nemmeno tanto che i New Warriors sono eroi che fanno parte di un reality show... no, la particolarità è che durante lo scontro uno dei nemici, Nitro, mette in atto il suo potere... che è quello di esplodere. Peccato che lì vicino ci sia un asilo. E peccato che i morti siano centinaia, molti dei quali bambini. Secondo voi come reagisce l'opinione pubblica? Maluccio. E così l'amministrazione Bush decide di promulgare una legge che obbliga tutti i supereroi a dichiarare le loro identità segrete.
Il punto: quanta libertà diete disposti a sacrificare in nome della sicurezza? Siete disposti a farvi controllare?
Alcuni eroi rispondono si. Altri no. Lo scontro è inevitabile.
Ci sarà una guerra. Ci saranno fazioni. E tu da che parte stai?
Whose side are you on?
Io sto con Capitan America, che è contro questa legge. Un uomo che si batte per la libertà. Io sto con Lui.
2 janvier Un racconto di Byron e Shelley in ItaliaQuesto racconto mi è stato riferito. Siccome colui che me lo ha detto non può raggiungere tutti, allora ognuno di noi fortunati che l'abbiamo udito abbiamo deciso di diffonderlo ulteriormente. E' ambientato in Italia, tra il Settecento e l'Ottocento, in pieno Romanticismo.
Molti dei poeti di quel movimento culturale erano in Italia. Tra questi, George Lord Byron e Percy Bysshe Shelley, marito di Mary Shelley, scrittrice di "Frankenstein".
Era da praticamente sempre (o così sembrava loro) che Byron e Shelley discutevano. Di vari argomenti, certo, ma, chissà come, tutto andava a finire sull'eterna antitesi ideale-reale.
Byron chiamava il suo amico Shilloh. Quest'ultimo proponeva di parlare dei sogni di un poeta e dell'umanità; voleva allargare e approfondire la sua visione di Utopia. Al che Byron replicava con vago disinteresse e cinismo che non aveva senso sognare qualcosa di irrealizzabile. Shelley deplorava quella che sembrava una tale arrendevolezza. Byron non sottovalutava i suoi versi -o quelli del suo amico. E' solo che li metteva in prospettiva con il resto del mondo. E di ideale c'era ben poco.
Fatto sta che Shelley trovò un pluogo ameno perfetto per la sua ispirazione: i Colli Euganei. A quel punto chiese alla moglie e alla sua figlioletta di raggiungerli dall'Inghilterra. Fu durante il lungo viaggio, fatto sopratutto su carrozze a cavalli, che la figlia di Shelley si ammallò gravemente. Morì poco dopo.
Fu così che il poeta si trovò nel luogo che adorava a vivere un incubo. La sua reazione immediata fu di chiudersi nel suo studio e scirvere quanto più possibile, per dimenticare o sfogarsi. O entrambe le cose.
Sua moglie parlò con un'inserviente. "Beati i poeti", disse, "cercando di plasmare il mondo secondo i loro sogni. Il resto di noi deve conviverci"
Un giorno Shelley ricevette la visita del suo amico Byron.
"Shilloh, tua moglie mi ha detto che sei qui da giorni. Non esci mai fuori. Smetti di cercare di raggiungere i posteri. Lì fuori c'è tua molgie che soffre e che ha bisogno di te. Cosa hai intenzione di fare?"
Shelley si alzò dalla sua scrivania e si diresse verso la porta. Il suo amico Byron in ealtà non era lì con lui.
"Anche da morto continui a rimproverarmi, amico mio", pensò Shelley. "Ma hai ragione"
E mentre scendeva le scale, il poeta riflettè.
"Non ho fatto altro che cercare di raggiungere quella città di luce laggiù. Ma prima o poi si cade nella polvere e ci si accorge che non è più vicina. E allora ho dimenticato uan cosa fondamentale... dov'è l'Utopia, Arcadia, il Paradiso... se non qui, nella nostra testa? Non facciamo altro che investore di questo ruolo luoghi ultraterreni e angeli e demoni e dei, ma prima o poi bisogna crescere e rendersi veramente conto che siamo solo noi in grado di realizzare i nostri sogni, le nostre speranze. Qui, io sono in Paradiso..."
Sua moglie gli andò incontro e i due si abbracciarono. Shelley aveva scritto una poesia proprio in quel momento. Non era triste come "Ozymandias" che parlava del destino di decadenza e rovina che attende tutti noi, ma era una canzone sulla gioia, sulla felicità e sulla serenità di un uomo che aveva trovato il suo Locus Amoenus e che invitava tutti noi a cercare un Luogo Ideale, dove poter essere felici, per una volta... |
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